È entrata in studio una donna che il Pilates lo conosceva già: mesi di lezioni alle spalle in un corso, e un corpo che chiedeva un lavoro attento, tra una postura da ricostruire e qualche cautela da rispettare. Come con chiunque arrivi in Via Ambra, la prima cosa che abbiamo fatto è stata una valutazione.
Ne sono uscite due cose. La prima: mancava la forza di base che mesi di pratica costruiscono, quando la pratica lavora dal centro. La seconda l'ha detta lei, guardando gli esercizi che le proponevo: di tutto quello che aveva fatto in quei mesi riconosceva con certezza solo gli esercizi per i glutei.
Quando di un corso restano solo i glutei
Quel dettaglio racconta il metodo con cui aveva lavorato meglio di qualsiasi spiegazione. Il Pilates classico parte dal centro del corpo in ogni esercizio: l'addome profondo, la schiena, il powerhouse che Joseph Pilates metteva alla base di tutto. Se dopo mesi il corpo ricorda soltanto il lavoro sui glutei, quel corso era organizzato per gruppi muscolari, come una scheda di sala attrezzi che al posto dei macchinari isotonici usa gli esercizi del matwork.
Un allenamento così può anche tonificare, e per qualcuno va benissimo. Uno non vale più dell'altro: contano i tuoi obiettivi, e se cerchi un'ora dinamica su gambe, addome e glutei, quel formato te la dà. Chi arriva con una postura da ricostruire e un corpo che chiede cautela sta chiedendo un lavoro di un altro tipo. Se invece ti stai chiedendo se per te abbia più senso la sala pesi o il Pilates come discipline, ne ho scritto qui: questa storia riguarda un'altra domanda, cosa succede quando la logica della palestra entra dentro il Pilates.
Come lavora il metodo classico
Prima di ogni programma viene la valutazione: postura, storia del corpo, interventi, dolori. Poi viene la correzione, che nel classico è continua e passa dalle mani: si chiama touching, e comunica al corpo in un secondo quello che dieci spiegazioni a voce non raggiungono. Infine la sequenza, con le sue cinque ripetizioni eseguite con precisione: un esercizio corretto non ha bisogno della ventesima ripetizione, e un esercizio scorretto ripetuto venti volte diventa un'abitudine da disfare.
Sui macchinari originali Gratz® e Legacy Apparatus® questo lavoro si vede a occhio: molle e misure si regolano sul corpo che sale, cosa impossibile quando la stessa impostazione deve servire dieci persone in fila. È la differenza tra il metodo tramandato da Romana Kryzanowska e le sue derivazioni fitness.
Cosa ha sentito dopo una lezione
Alla fine della prima ora mi ha detto che la differenza l'aveva sentita subito. La spiegazione è concreta: ogni esercizio era stato scelto sul suo quadro, comprese le cautele che chiedeva, e ogni ripetizione era stata guardata e corretta mentre accadeva. In mesi di corso questa densità di attenzione non l'aveva incontrata mai.
Sui tempi resto onesta: una postura si ricostruisce in mesi di costanza, non in un'ora. La percezione di stare lavorando nel modo giusto arriva molto prima, e da lì la costanza smette di essere uno sforzo.
Domande frequenti
Il Pilates fatto in palestra è vero Pilates? Gli esercizi possono essere gli stessi, il metodo è un'altra cosa: valutazione iniziale, correzione continua e una sequenza costruita sul corpo che lavora. Quando mancano, resta un allenamento ispirato al Pilates.
Faccio Pilates da mesi e non vedo risultati: da cosa dipende? Spesso dalla correzione che manca. Chiediti quante ne ricevi in un'ora. Qui trovi anche il ragionamento sui costi: un'ora che lavora vale più di quattro che consolidano vizi.
Ho imparato gli esercizi in modo sbagliato: devo ricominciare da capo? No. Si riparte dalla valutazione, e gli esercizi cambiano forma in poche lezioni.
Con una cervicale o un intervento recente posso iniziare? Sì, in forma individuale e con il via libera del medico.
Vieni a fare una valutazione
La valutazione è il primo passo per chiunque entri in studio, anche per chi pratica da anni. Scrivimi qui e fissiamo la prima ora.
— Giulia
