Pilates classico, contemporaneo, moderno, evolutivo, fitness. Dietro la stessa parola si nascondono approcci molto diversi. Ecco cosa cambia davvero — raccontato da chi insegna il metodo originale tramandato da Romana Kryzanowska.

"Ma alla fine non è tutto Pilates uguale?" Me lo chiedono spesso, ed è una domanda legittima. Se entri in dieci studi diversi, in dieci città diverse, e in tutti c'è scritto "Pilates" sull'insegna, è ragionevole pensare che dentro si faccia più o meno la stessa cosa.

Non è così. E non è neanche una questione di sfumature: tra il Pilates classico e quello che oggi viene chiamato Pilates contemporaneo (o moderno, o evolutivo, o semplicemente "Pilates" senza aggettivi) esistono differenze concrete — nei macchinari, nella sequenza degli esercizi, nel ritmo, nella formazione degli istruttori. Capirle aiuta a scegliere bene, e soprattutto a non rimanere delusi quando il Pilates non dà i risultati che ti aspettavi.

Questo articolo non serve a dire che un approccio è giusto e l'altro sbagliato. Serve a spiegarti cosa stai cercando quando cerchi "Pilates" — perché oggi, ammettiamolo, sotto quella parola ci sta dentro di tutto.

Una questione di eredità: cosa è successo dopo Joseph Pilates

Joseph Pilates muore a New York nel 1967. Lascia dietro di sé uno studio, un metodo codificato in sessant'anni di lavoro, una moglie — Clara — e un piccolo gruppo di allievi diretti che hanno imparato da lui negli anni. Queste persone, che oggi chiamiamo "gli Elders" (gli anziani), sono le uniche che hanno conosciuto Joseph di persona e che hanno ereditato il metodo dalle sue mani.

Joseph Pilates esegue un esercizio classico sul Reformer
Joseph Pilates sul Reformer — le proporzioni e la sequenza degli esercizi, pensate da lui, sono rimaste invariate nel metodo classico.

Tra gli Elders, Romana Kryzanowska è quella che più di ogni altra ha scelto di preservare il metodo nella sua forma originale, senza modificarlo. Ha continuato a insegnare a New York per oltre quarant'anni, formando istruttori che a loro volta oggi ne formano altri, in una linea diretta e verificabile. Altri Elders — penso a Eve Gentry, a Ron Fletcher, a Kathy Grant — hanno invece portato il metodo in direzioni personali, adattandolo alle loro esperienze e ai loro interessi (la danza, la riabilitazione, il corpo invecchiante).

Da questa biforcazione nasce, a grandi linee, la divisione che viviamo ancora oggi:

Nessuno dei due è un'invenzione recente. Sono due filoni che convivono da decenni. Il punto è che oggi, in Italia, la stragrande maggioranza di quello che si pratica nelle palestre e negli studi è contemporaneo, non classico. E spesso non viene nemmeno esplicitato.

Le cinque differenze che contano davvero

1. La sequenza degli esercizi

Il Pilates classico ha una sequenza fissa. Sul Mat esistono 34 esercizi in un ordine preciso; sul Reformer c'è un "order" codificato che va dal Footwork al Running; il Cadillac, la Wunda Chair e gli altri macchinari hanno ciascuno il proprio repertorio strutturato. Non è una coreografia rigida: è un ordine pensato per portare il corpo dal riscaldamento al carico, dalla mobilità alla forza, nella sequenza più efficace possibile.

Nel Pilates contemporaneo la sequenza viene invece costruita dall'istruttore di volta in volta, scegliendo tra un pool di esercizi in base all'obiettivo della seduta o del cliente. È un approccio più flessibile, ma che perde la logica complessiva del metodo originale — dove ogni esercizio prepara il successivo.

2. Il ritmo

Una lezione di Pilates classico è cadenzata. Le transizioni tra un esercizio e l'altro sono fluide, spesso cronometrate, e l'effetto è quasi cardiovascolare: ti muovi continuamente, respiri con ritmo, non stai fermo. Non è una lezione "lenta" — è una lezione che scorre.

Il contemporaneo tende ad essere più lento e più analitico. Ci si ferma di più sul singolo esercizio, si correggono più dettagli, si fanno varianti. È un approccio più simile a una seduta di rieducazione motoria che a un allenamento.

3. I macchinari

Macchinari Legacy Apparatus in legno di quercia nello studio di Via Ambra
I macchinari Legacy Apparatus® del mio studio in Via Ambra — stesse misure, stesse molle, stessi materiali dello studio originale di Joseph Pilates.

Joseph Pilates ha progettato i suoi macchinari fino al millimetro. Altezza del carrello, lunghezza delle molle, angolazione delle barre — tutto era calcolato. Due aziende oggi producono ancora le attrezzature secondo le specifiche originali: Gratz® (a New York) e Legacy Apparatus® (in Italia e in Europa). Nel mio studio in Via Ambra ho macchinari Legacy Apparatus in quercia naturale — le stesse misure, le stesse molle, gli stessi materiali dello studio di Joseph Pilates.

La maggior parte dei macchinari che vedi in palestra è invece prodotta da aziende diverse — Balanced Body, Stott, Merrithew, Peak — che hanno modificato le dimensioni e le resistenze per renderli più accessibili, più "gentili" con il corpo medio o più versatili. Sono macchinari validi, ma producono un tipo di resistenza diversa. Se ti hanno detto che "il Reformer è facile", con buona probabilità hai provato un Reformer contemporaneo. Il Reformer classico non è facile. È fatto per lavorare sul serio.

4. Gli esercizi stessi

Nel Pilates classico gli esercizi sono quelli che Joseph Pilates ha creato e codificato. Punto. Non si aggiungono movimenti nuovi, non si sostituiscono con varianti, non si mescolano con altre discipline. Questo può sembrare rigido, ed è — ma è anche il motivo per cui il metodo funziona: è un sistema chiuso e coerente, dove ogni esercizio esiste in relazione agli altri.

Il contemporaneo, invece, ha introdotto molte innovazioni: Jumpboard sul Reformer per il lavoro cardio, esercizi di ispirazione yogica, integrazione di elementi di fisioterapia, sequenze create ad hoc. C'è tanta creatività — ma anche il rischio di una dispersione, dove "Pilates" diventa un'etichetta che contiene un po' di tutto.

5. La formazione degli istruttori

È forse la differenza più importante, ed è quella di cui si parla di meno.

Per certificarsi come istruttore di Pilates classico secondo il metodo Romana servono almeno 600 ore di formazione, distribuite su uno o due anni, con esami teorici e pratici, pratica di insegnamento supervisionata e una linea di discendenza verificabile dagli insegnanti. È un percorso lungo e impegnativo, e non ci sono scorciatoie.

Nel mondo contemporaneo la formazione varia enormemente. Ci sono percorsi serissimi — STOTT Pilates, Polestar, Balanced Body — che richiedono centinaia di ore e che sfornano istruttori preparati. E ci sono corsi da weekend, corsi online, corsi intensivi di due settimane che rilasciano diplomi di "istruttore di Pilates". Lo stesso nome, due realtà completamente diverse.

Quando cerchi un istruttore, la domanda giusta non è "classico o contemporaneo?" — è "quante ore di formazione hai fatto, e con chi?".

Quale scegliere (e come capirlo)

Non esiste una risposta univoca. Ma ci sono alcuni criteri pratici.

Scegli il classico se: vuoi imparare il metodo originale così come è stato concepito, cerchi un allenamento completo che lavori il corpo in modo sistemico, apprezzi la continuità storica e tecnica, ti piace l'idea di seguire un percorso strutturato dove impari progressivamente esercizi che esistono da un secolo.

Il contemporaneo può funzionare se: cerchi un'attività più flessibile, con varianti e novità continue; se il tuo obiettivo è molto specifico (perdita di peso, riabilitazione mirata a un infortunio) e vuoi un approccio personalizzato svincolato da un metodo codificato; se trovi un istruttore bravo e preparato, con cui ti trovi bene.

La verità, fuori dai dogmi, è che conta più l'istruttore del metodo. Un bravo istruttore di Pilates contemporaneo è meglio di un istruttore classico mediocre, e viceversa. Ma l'istruttore classico certificato secondo una lineage riconoscibile ha quasi sempre alle spalle un percorso formativo più lungo e più rigoroso — e questo, alla lunga, fa la differenza.

Perché ho scelto il classico

Quando mi sono formata presso True Pilates® Italia — la scuola italiana autorizzata direttamente dal Pilates Studio di New York di Romana Kryzanowska — ho scelto il classico per una ragione semplice: volevo imparare il Pilates, non una versione del Pilates. Volevo sapere che quello che insegno oggi è quello che Joseph insegnava a New York negli anni '50 e che Romana ha tramandato per quarant'anni.

Non è un discorso di purismo nostalgico. È un discorso di affidabilità: il metodo classico è un sistema testato per cento anni, su migliaia di corpi, che funziona. Non ho bisogno di reinventarlo.

E poi, in Maremma, semplicemente non c'era nessun altro a farlo. Era un vuoto che andava riempito.