Prima di ogni prima lezione arriva lo stesso messaggio: "cosa mi devo portare? come mi vesto?". Domande pratiche che meritano risposte pratiche. Questo articolo racconta com'è fatta la prima ora nel mio studio di Via Ambra 28, a Grosseto, dall'inizio alla fine.

Prima di salire sui macchinari

I primi dieci minuti sono una conversazione. Ti chiedo com'è la tua giornata tipo, se hai dolori ricorrenti, infortuni passati, interventi, se hai già fatto movimento e di che tipo, cosa ti ha portata qui. Niente di medico: mi serve la mappa del tuo corpo per costruire la lezione. Se hai referti o indicazioni del tuo medico o fisioterapista, portali pure, li leggo volentieri.

Questa parte esiste perché le lezioni sono individuali: il programma nasce da quello che mi racconti e da quello che vedo, e già dalla seconda lezione è cucito sul tuo corpo.

La domanda a cui tengo di più è "cosa sei venuta a fare". La risposta orienta tutto, perché quello che costruisco è un percorso di lezioni intorno al tuo obiettivo, dove ogni ora prepara la successiva. Un recupero da infortunio chiede una strada, una postura da sistemare un'altra, e il percorso si aggiusta man mano che il tuo corpo risponde.

Come vestirsi

Aderente o comodo, senza parti dure: cerniere, bottoni e cuciture spesse si sentono quando lavori sdraiata sul carrello del Reformer. Leggings e maglietta sono la divisa perfetta. Le gambe stanno spesso in alto o in appoggio sulla barra, quindi i pantaloncini molto corti sono scomodi. Capelli raccolti se sono lunghi, niente collane o orecchini pendenti.

Ai piedi, calzini antiscivolo: quelli con i puntini in gomma sotto la pianta. In studio si lavora senza scarpe e la presa sulla barra conta. Se non li hai ancora, vieni con calzini normali: te ne presto un paio io.

Cosa succede nell'ora

Si comincia dal Reformer, quasi sempre con il Footwork: sdraiata, piedi alla barra, spingi contro le molle. Da lì passo agli esercizi fondamentali del metodo, quelli che Joseph Pilates metteva all'inizio di ogni percorso, scegliendo variante e resistenza in base a quello che il tuo corpo mi mostra. Cinque ripetizioni per esercizio, con le mie mani che correggono la posizione mentre lavori. Nel metodo classico si chiama touching, ed è il motivo per cui una lezione seguita da vicino insegna in un'ora quello che un video non insegna in un mese.

Se ha senso per te, ti faccio provare anche la Cadillac, il grande attrezzo con il trapezio che sta al centro dello studio. In Italia la maggior parte degli studi ha solo Reformer: l'apparato completo cambia il ventaglio di esercizi a disposizione.

Il giorno dopo

Molti si aspettano i dolori muscolari feroci del primo giorno di palestra. Con il classico il giorno dopo senti muscoli che non sapevi di avere, soprattutto nella zona profonda dell'addome, con una sensazione di lavoro fatto più che di corpo rotto. Il metodo usa poche ripetizioni eseguite con precisione, e il carico lo regolo io: la lezione stanca il giusto.

Domande frequenti

Come devo vestirmi? Aderente o comodo, senza cerniere né bottoni. Leggings e maglietta vanno benissimo, capelli raccolti e niente gioielli pendenti.

Servono i calzini antiscivolo? Sì, si lavora senza scarpe. Se non li hai, per la prima lezione te li presto io.

Devo portare qualcosa? Solo una bottiglietta d'acqua. Macchinari e attrezzatura sono in studio.

Quanto dura? Un'ora: dieci minuti di conversazione sulla tua storia, poi lavoro vero sui macchinari.


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Se vuoi provare, scrivimi qui: concordiamo giorno e orario, al resto penso io.

— Giulia