Il Reformer è il volto pubblico del Pilates. Ma Joseph Pilates ne ha progettati altri sei, e ognuno serve a qualcosa di specifico. Ecco perché un vero studio di Pilates classico non si ferma al Reformer.
Se cerchi "Pilates" su Google Immagini, trovi soprattutto una cosa: persone sdraiate su un Reformer. È il macchinario che ha conquistato il pubblico — fotogenico, riconoscibile, diventato ormai sinonimo della parola stessa "Pilates". Perfino gli studi contemporanei più commerciali, oggi, sono spesso solo studi di Reformer: file di macchinari uguali in una sala grande, lezioni di gruppo, niente altro.
Ma il Reformer, per quanto straordinario, è solo uno dei macchinari che Joseph Pilates ha progettato. Nel suo studio di New York negli anni '40 ce n'erano sette, e ognuno serviva a sciogliere un problema specifico del corpo. Era tutto un sistema — quello che oggi chiamiamo apparato completo o full apparatus. Togliere un pezzo significa togliere una parte del metodo.
In questo articolo voglio raccontarti gli altri macchinari: cosa sono, come funzionano, e perché averli tutti — come nello studio di Via Ambra — cambia radicalmente quello che puoi fare in una lezione di Pilates.
Perché Joseph Pilates ha inventato sette macchinari (e non uno solo)
Joseph Pilates ha passato decenni a costruire attrezzi. Ha iniziato nel campo di internamento dell'Isola di Man durante la Prima Guerra Mondiale, smontando letti di ferro e aggiungendo molle per riabilitare i compagni di prigionia immobilizzati. Da lì in poi non ha mai smesso di progettare.
La ragione per cui i macchinari sono tanti è semplice: nessun corpo è uguale, e nessun problema si risolve in un'unica posizione. Il Reformer lavora benissimo in orizzontale, con il carrello che scorre. Ma un corpo che ha bisogno di lavorare in appeso, o in verticale, o contro una resistenza diversa, ha bisogno di un altro strumento. Da qui la Cadillac, che fa lavorare in trazione. La Wunda Chair, che sfida l'equilibrio. Lo Spine Corrector, che apre il torace. Ogni attrezzo è la risposta a un problema specifico — e tutti insieme formano un sistema che può toccare ogni aspetto del movimento umano.
Nel Pilates classico una lezione completa di solito ne usa tre o quattro nella stessa ora. Non per fare scena: per lavorare il corpo da angoli diversi.
La Cadillac (o Trapeze Table)

La Cadillac è forse il macchinario più impressionante dell'apparato: una specie di letto rialzato con una struttura a baldacchino sopra, piena di molle, sbarre, cinghie e una barra mobile. Joseph la chiamava Trapeze Table, ma i suoi allievi a New York la soprannominarono "Cadillac" per il suo aspetto imponente — e il nome è rimasto.
Serve a moltissime cose. Ti permette di lavorare in sospensione (appeso alle molle dall'alto), di stirare la colonna in trazione, di assistere movimenti difficili dando un supporto controllato, di fare esercizi specifici per la respirazione e per l'apertura del torace. È lo strumento d'elezione per il lavoro riabilitativo, per chi ha problemi di colonna, per chi sta recuperando da un infortunio — ma anche per gli esercizi avanzati dove serve un controllo estremo, come le Tower variations o il Monkey.
La Cadillac è anche uno dei macchinari più difficili da trovare. Occupa molto spazio, costa molto, ed è raramente presente nelle palestre. In Maremma, onestamente, non so chi altro ne abbia una autentica.
La Wunda Chair (e la High Chair)

La Wunda Chair è una sedia. O meglio: sembra una sedia. In realtà è un concentrato di forza, equilibrio e controllo. Ha un pedale a molla davanti, e il lavoro consiste nel premere, sollevare, spingere il pedale in posizioni sempre più complesse — seduti, in piedi, sdraiati di fianco, a gambe tese.
Joseph Pilates l'aveva progettata anche come mobile da casa: era pensata per stare in salotto, usata come sgabello nella vita quotidiana e come macchina da allenamento quando serviva. L'idea era geniale — oggi meno attuale, ma il valore dell'attrezzo è rimasto intatto.
La Wunda Chair lavora soprattutto su forza funzionale, coordinazione e stabilità del core. Chi è già avanti nel percorso la adora perché non perdona: ogni compensazione si vede, ogni asimmetria salta fuori. È uno degli strumenti più usati con chi pratica sport — runner, golfisti, cavalieri, sciatori — perché replica bene i pattern di carico dinamico che servono nella performance.
La sua sorella maggiore è la High Chair (o Electric Chair), una versione verticale più alta, usata per esercizi seduti avanzati e per il lavoro sulle gambe in carico.
Lo Spine Corrector e la Ladder Barrel
Questi due sono i "piccoli" dell'apparato, ma non per importanza.
Lo Spine Corrector è uno strumento curvo, basso, che sembra una mezzaluna. Ci si sdraia sopra — supini, di fianco, in vari modi — e la curva lavora sulla mobilità della colonna: apre il torace, allunga la zona lombare, mobilizza le vertebre in modo che a terra semplicemente non si riuscirebbe. È particolarmente prezioso per chi ha una postura chiusa da lavoro sedentario, per chi soffre di rigidità toracica, per chi ha bisogno di recuperare estensione nella colonna.
La Ladder Barrel è un botte di legno montata su una base con una scaletta davanti. È un attrezzo da stretching intenso e forza: molti degli esercizi classici di allungamento delle gambe, apertura delle anche, mobilità della colonna nella sua massima estensione si fanno qui. È anche, non nascondiamolo, uno dei macchinari più belli da vedere — il legno curvo, le pioli della scaletta, le proporzioni originali lo rendono quasi un oggetto d'arredo oltre che uno strumento di lavoro.
La Wall Unit (o Tower)
La Wall Unit è la versione "compatta" della Cadillac: tutta la parte alta della Cadillac — molle, barra mobile, maniglie — ma montata a parete, senza il letto sotto. Si lavora dal Mat, da seduti, in piedi.
Permette di fare gran parte del repertorio Cadillac risparmiando spazio, e aggiunge una serie di esercizi specifici per il lavoro in piedi (squat, affondi con resistenza, mobilizzazione delle spalle) che sul Cadillac sarebbero più scomodi. Nel mio studio uso molto la Wall Unit per il lavoro di inizio lezione — gli esercizi di apertura delle spalle e mobilizzazione della colonna da seduti — e per chiudere la lezione con il recupero in piedi.
E il Mat?
Non è propriamente un "macchinario", ma non si può parlare dell'apparato senza parlare del Mat. Il lavoro a corpo libero — il famoso repertorio dei 34 esercizi di Joseph Pilates — è il fondamento di tutto. Tutto quello che si fa sui macchinari nasce dal Mat, e tutto quello che si fa sui macchinari serve a poter fare meglio il Mat.
Chi pratica solo Reformer e salta il Mat perde metà del metodo. Chi pratica solo Mat e non tocca mai un macchinario, allo stesso modo, si ferma a metà strada. I due si nutrono a vicenda.
Perché averli tutti fa la differenza
Negli ultimi anni in Italia sono nati moltissimi "Reformer studios": sale grandi con dieci, quindici Reformer in fila, lezioni di gruppo, atmosfera da palestra boutique. È un format che funziona commercialmente — lo capisco — ma è una versione dimezzata del Pilates. Mancano i macchinari per lavorare la colonna in trazione, manca l'attrezzo per i movimenti di equilibrio complessi, manca la varietà che rende il metodo completo.
Nel mio studio di Via Ambra ho voluto l'apparato completo — Reformer, Cadillac, Wall Unit, Wunda Chair, Spine Corrector, Ladder Barrel, Mat — per una ragione semplice: volevo poter fare il Pilates intero, non una sua versione ridotta. Per un infortunio al ginocchio può servire lavorare sulla Cadillac in scarico; per uno sciatore serve la Wunda Chair; per chi sta tutto il giorno al computer serve lo Spine Corrector. Ogni corpo che entra in studio trova lo strumento giusto per il suo problema.
È anche il motivo per cui le lezioni sono solo individuali o al massimo di coppia: un istruttore con una persona (o due) può usare tre o quattro macchinari diversi in un'ora. Un istruttore con dieci persone può usarne uno. La matematica è semplice.
Domande frequenti
Devo iniziare dal Reformer? Di solito sì. Il Reformer è il macchinario più versatile e più facile da approcciare all'inizio, e il repertorio del Reformer classico copre da solo tantissimo. Gli altri macchinari arrivano progressivamente, quando il corpo ha imparato i principi di base.
Cosa succede in una lezione tipo? Dipende dalla persona e dal momento. Un mio pattern abituale è: apertura sulla Wall Unit o sullo Spine Corrector (per preparare la colonna), corpo della lezione sul Reformer (dove si fa la maggior parte del lavoro), lavoro specifico sulla Wunda Chair o sulla Cadillac a seconda del bisogno del giorno, chiusura sul Mat o in piedi.
Tutti gli studi hanno l'apparato completo? No, è raro. Richiede spazio, investimento, e formazione dell'istruttore su ogni singolo attrezzo. La maggior parte degli studi ha uno o due Reformer e poco altro. Chi ha l'apparato completo lo fa per scelta, non per caso.
Posso chiedere di provare un macchinario specifico? Assolutamente sì. Se hai letto di un esercizio particolare e vuoi provarlo, dimmelo. Spesso i clienti arrivano incuriositi da qualcosa che hanno visto su Instagram — il Teaser sul Reformer, il Rolling In and Out sulla Ladder Barrel — e costruiamo la lezione anche attorno a quello.
Vuoi vedere l'apparato completo dal vivo?
Il modo più onesto per capire cosa significa "Pilates classico con apparato completo" è venire in studio e guardarlo. Ti faccio fare il tour, ti mostro i macchinari, ti spiego cosa fa ciascuno. Poi, se vuoi, facciamo una prima lezione insieme.
Scrivimi e organizziamo una visita.
— Giulia
