Metà delle persone che mi scrivono comincia con una premessa: "guarda, io sono rigidissima". L'altra metà con una variante: "non faccio sport da dieci anni". Tutte e due arrivano convinte che il Pilates richieda un livello di partenza, come se prima di entrare in studio servisse un allenamento preparatorio. Funziona al contrario: il metodo classico è stato costruito proprio per prendere un corpo com'è e insegnargli a muoversi.

Da dove si parte

Il Pilates classico ha un ordine. Gli esercizi si imparano in sequenza, dal più elementare al più avanzato, e ognuno prepara il successivo. Con chi inizia parto quasi sempre dal Footwork sul Reformer: sei sdraiata sul carrello, i piedi appoggiati alla barra, e spingi contro la resistenza delle molle. Cinque ripetizioni per posizione, mai di più. È un esercizio che chiunque può fare al primo tentativo, e intanto io osservo tutto quello che mi serve sapere: come appoggi i piedi, dove si irrigidisce il collo e se il bacino resta fermo mentre le gambe lavorano.

Da lì la lezione si costruisce sul tuo corpo. Nel mio studio di Via Ambra le lezioni sono solo individuali o di coppia, quindi il programma del principiante non esiste come scheda standard: esiste il tuo programma, che alla terza lezione è già diverso da quello di chiunque altro.

Se sei rigida, sei la candidata ideale

Le molle dei macchinari originali, i miei sono Gratz® e Legacy Apparatus®, hanno una doppia natura: oppongono resistenza a chi è forte e sostengono chi ancora non arriva. Una persona rigida sul tappetino si blocca dopo tre esercizi; la stessa persona sul Reformer o alla Cadillac lavora un'ora intera, perché la macchina le presta il movimento che il corpo non ha ancora. La flessibilità arriva dopo, come conseguenza, insieme alla forza del centro.

Aggiungo una cosa che dico spesso in studio: chi parte rigido vede i cambiamenti prima degli altri. C'è più strada da fare, quindi ogni settimana se ne percorre un pezzo visibile.

Niente sala piena di sconosciuti

L'ostacolo vero per chi inizia raramente è fisico. È l'idea di entrare in una sala dove tutti sembrano saperne più di te, con l'insegnante che corregge da lontano e tu che copi i vicini sperando di non sbagliare. In una lezione individuale questo problema non esiste: ci siamo io e te, il ritmo lo detta il tuo corpo e ogni esercizio viene spiegato, provato e corretto con le mani, nel momento in cui serve.

I primi due mesi

Le prime quattro o cinque lezioni costruiscono le fondamenta: la respirazione, la posizione del bacino, il lavoro del centro che nel metodo si chiama powerhouse. Verso la decima lezione gli esercizi cominciano a concatenarsi e l'ora scorre senza pause. Sulla frequenza ho scritto un articolo dedicato: per chi inizia, due volte a settimana è il ritmo che fa cambiare le cose, una volta a settimana è il minimo per costruire continuità.

Domande frequenti

Devo essere flessibile per fare Pilates? No. La flessibilità è uno dei risultati, il punto di partenza può essere qualunque. Le molle assistono il movimento finché il corpo impara a farlo da solo.

Posso iniziare se non faccio sport da anni? Sì, ed è la situazione più comune tra chi entra in studio. La lezione individuale parte dal tuo livello, con carichi che regolo io molla per molla.

Da principiante è meglio il Mat o il Reformer? Nel classico si usano insieme, e per chi parte da zero il Reformer è spesso più accessibile del tappetino. Ne ho scritto in Mat o Reformer: da dove iniziare.

Quanto ci vuole per imparare le basi? Quattro o cinque lezioni per il vocabolario di base, una decina perché l'ora cominci a scorrere fluida. Poi si costruisce, lezione dopo lezione.


Vuoi provare?

La prima lezione è una lezione vera: si lavora, e alla fine sai se questo metodo fa per te. Scrivimi qui e troviamo un orario.

— Giulia